IL CENTRO PALMER NON SI FERMA: LA FECONDAZIONE ASSISTITA DOPO IL LOCKDOWN

Finalmente, dal 4 maggio i Trattamenti per la Fecondazione Assistita, rientrati nella categoria delle cure non urgenti e dunque sospesi durante il lockdown iniziato lo scorso marzo per l’emergenza legata al Covid-19, sono ripresi.
Ma se da un lato è stato necessario ripartire prontamente per non infrangere i sogni di tante coppie, che al timore della pandemia hanno aggiunto il timore di “perdere un treno importante” (si consideri che Il 30% dei pazienti che si rivolgono ai Centri è over 40, età in cui la fertilità femminile inizia a crollare), dall’altro è stato fondamentale farlo in piena sicurezza.

Per questo motivo anche il Centro Palmer ha aderito alle disposizioni emanate dal Governo per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus SARS-CoV-2, finalizzate alla rimodulazione dell’attività, alla riorganizzazione degli spazi (dall’accoglienza alla visita, all’esecuzione della procedura) e al corretto utilizzo dei dispositivi di protezione individuale.

Per garantire massima sicurezza, inoltre, durante il percorso di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) sono previsti dei triage che rappresentano una sorta di check-point di verifica dello stato di salute delle coppie e degli operatori sanitari, in modo tale che se anche solo uno dei due partner manifesti anche solo sintomi lievi o aspecifici il trattamento venga rimandato.

Anche la PMA Eterologa ha avuto il via libera: la nota del Centro Nazionale Trapianti raccomanda di acquisire, per le nuove donazioni,  una dichiarazione supplementare del Centro inviante per accertare che i donatori/donatrici siano stati valutati per il rischio di infezione e ritenuti non a rischio.
Nel rispetto di tutte queste indicazioni, l’attività di PMA è ripartita incentivata anche dal fatto che, ad oggi, non sono presenti evidenze circa la possibile trasmissione del virus attraverso gli Ovociti o il Liquido Seminale.
E a domande quali “È meglio rimandare il desiderio di una gravidanza?” oppure “La donna in gravidanza rischia di trasmettere il virus al feto?”, quesiti che sorgono di frequente nelle donne che cercano un figlio, gli studi attualmente a disposizione, (pur con i limiti legati al basso numero di casi analizzati), rispondono negando la trasmissione verticale (ossia dalla madre al feto) del SARS-CoV-2 e il passaggio attraverso la placenta.

Spronati dalla voglia di lasciarsi alle spalle il periodo “buio” del lockdown, tutta l’equipe del Centro Palmer si mette a disposizione (anche nel mese di agosto) di tutte quelle coppie che, avendo procrastinato di qualche mese il desiderio di iniziare il percorso di ricerca di una gravidanza, adesso decidono di riprendere il cammino supportati dagli specialisti del nostro Centro.